|

Rientro a casa dalla Transardinia felice, con una sensazione dentro che non mi fa smettere di sorridere e sentirmi di buon umore. E' stato troppo bello, come descriverlo? Inizio a mettere in ordine i pensieri ed ho già la sensazione di non poter esprimere con le parole tutto quello che vorrei...tento almeno di dire quali son state le mie impressioni più significative di questa imperdibile esperienza!Parto con l'idea di provare, so che il percorso è impegnativo come lo sono tanti giorni in bici, ma si fa qual che si può nella speranza di arrivare a destinazione. Confido sull’assistenza del fuoristrada di Sardinia Freeride che ci seguirà tappa per tappa portandoci i bagagli. A posteriori posso sicuramente dire che fare le tappe scarichi, senza pesi esagerati sulla schiena, da la possibilità di godersi più serenamente il percorso, comunque sufficientemente faticoso . E poi io credo ci si debba adattare ed arrangiare dove è veramente necessario, ma dove si può andare più comodi perché non farlo? La Transardinia è studiata in maniera impeccabile e posso solo complimentarmi con Giorgio Pupillo , che ha sapientemente tracciato il percorso, e con tutti gli amici che l’hanno accompagnato negli anni di esplorazioni. E' un percorso che attraversa la Sardegna da nord a sud nel versante orientale, dove si estende la dorsale montuosa più significativa dell'isola. Un aspetto che colpisce è il fatto che tutte le sette tappe sono decisamente diverse l'una dall'altra ed anche durante ogni singola giornata il paesaggio cambia continuamente distraendoci dalla fatica della pedalata. Sarebbe ben più duro se mentalmente si rischiassero momenti di noia, invece gli scenari sono sempre nuovi e gli occhi non smettono mai di stupirsi ed incantarsi. Dal mare di Olbia si inizia a salire verso i rilievi granitici, con i sughereti tipici della Gallura ed i boschi di conifere delle vaste zone di rimboschimento. Poi prati verdissimi e corsi d'acqua quasi ci fanno dimenticare di essere nell'arida Sardegna che tutti erroneamente si aspettano di trovare. Dal granito si passa poi al calcare del Supramonte bianco e nudo, come fosse ricoperto di neve, oppure nascosto dentro immense foreste primarie di leccio. E' primavera e la natura esplode di colori: il viola ed il bianco del cisto, il rosmarino, la lavanda, i ciclamini il rosa delle peonie, il giallo della ginestra, le orchidee colorano i nostri sentieri, immersi tra i corbezzoli e la fitta macchia mediterranea. Dal calcare del Supramonte ci muoviamo verso sud entriamo nelle più scure ed alte montagne del Gennargentu, che il vento ed il gelo dell'inverno hanno spogliato creando dei paesaggi quasi alpini, su scisti e graniti che superano i 1800m di quota, dove pascolano le mucche o corrono i cavalli allo stato brado, branchi di mufloni, e dove abbiamo avuto lo stupore di incontrare anche una piccola martora! Ancora più a sud torniamo al calcare del Mont’ Arbu di Seui, meno candido di quello del Supramonte, per attraversare la zona dei celebri tacchi alla Tex Willer, con canion e falesie di un'impressionante verticalità. Entriamo poi nella vasta zona mineraria che da Armungia ci separa dalla nostra destinazione finale che ci appare solo all'ultimo, dalla cime di Serpeddi, da dove ci si apre il panorama mozzafiato sulle saline ed il golfo di Cagliari. Qui, attraverso chilometri e chilometri di montagna disabitata, dove gli unici segni di presenza umana sono suggestivi ruderi di vecchie miniere, percorriamo in bici i sentieri che, dai paesi , portavano a lavoro gli operai . E’ inevitabile immaginare come potevano essere animati questi luoghi un secolo fa e quanto fatica e sacrificio umano abbiano visto. Certo la Sardegna è molto più di quello che abbiamo vistato in questa settimana, ma il percorso da una visione incredibilmente completa degli ambienti che si possono trovare. E’ davvero un lavoro significativo. Anche dal punto di vista della pedalata la Transardinia ha sicuramente tutto: carrarecce con fondo buono o più sconnesso, single track, salite scorrevoli o dissestate, che a volte ci respingono o sfidano i competitivi tra noi. Discese veloci o più tecniche, guadi, sentieri introvabili nascosti in mezzo ai boschi, fondi battuti, rocciosi, o sabbiosi, e sempre poco, pochissimo, asfalto. Insomma un biker trova tutto quello che può farlo divertire...o penare!...La sensazione che da una traversata di più giorni in bici, è mentalmente molto rilassante e liberatoria. E' una condizione che consente di vivere le giornate con una spensieratezza difficile da creare in altre situazioni. E' come se si avesse più possibilità di vivere il 'momento' completamente liberi da qualunque condizionamento, fretta, programmi o altri pensieri che portano a vivere meno intensamente il presente. Ci si dimentica di tutto. Si è lontani dalla civiltà, per giornate intere non abbiamo incontrato anima viva, siamo solo stati immersi nella natura. Le esigenze di tutti i giorni cambiano completamente limiti e ci i riduce all'essenziale. Si deve solo pensare a pedalare , sempre avanti, sempre incantati da tutto quello che ci circonda e senza doverci preoccupare di altro.
Mi piace pensare che chiunque passerà dopo di noi possa trovare lo stesso incanto: mi auguro che paesaggi, sentieri, boschi e tutto ciò che ci ha circondati, siano rispettati per sempre, sperando che il nostro buon senso non porti in futuro altro asfalto, incendi o segni di inciviltà a violare la nostra terra, lasciando che sia solo la natura a trasformare sé stessa. Solo uno degli aspetti della Transardinia non potrà mai essere riprodotto: il gruppo! Sono le persone che rendono veramente unica la nostra piccola avventura. Voglio dire che siamo stati davvero fortunati in questo. Il gruppo è stato fantastico. Sono partita con degli amici sardi, certa di essere in ottima compagnia, ed alla partenza ci siamo uniti ad altri bikers arrivati dal 'continente'. Mai mi sarei aspettata un affiatamento così. Abbiamo riso veramente tanto, da farci male alla faccia! In effetti non abbiamo avuto nessun problema particolare che ci potesse creare disagi, se non due giorni di pioggia che ci hanno messi un po' alla prova. Forse è stato un caso che tutti si andasse d'accordo o forse è proprio la spensieratezza della condizione e la sensazione di assoluta libertà in cui ci si trova che portano facilmente a legare e divertirsi evitando qualunque tensione dando la strana sensazione di conoscersi da sempre.
L’ultimo pensiero va alle cene che ci aspettavano in agriturismo per premiarci dopo la fatica di ogni tappa. Il ricordo più speciale lo dedico al mitico Pigozzi di Ertila a Bitti, per la sua incredibile simpatia ed accoglienza…ROBA GROSSAAAA!......Un’indimenticabile esperienza! ora il mio umore vivrà di rendita per un po'...chissà per quando...fino a quando sarà il momento di realizzare un altro sogno!!
Grazie a tutti!.... Alessandra Ibba
|