La Ruta Austral PDF Stampa E-mail

  bisogna sempre affrontarla con la dovuta preparazione, il massimo rispetto e con lo spirito giusto. Quelli che pubblichiamo sono degli  spezzoni del diario di viaggio di Enzo Pascalis (al suo secondo tour in bici della Patagonia) che ci  invia in tempo reale via mail da uno di quei pochissimi ed isolati villaggi dove trovare anche un semplice segnale di rete internet può risultare incredibile e utile quanto la scoperta della lampadina !!
Se avete cinque minuti di tempo leggeteli....sono davvero belli ed affascinanti e se lasciate libertà alla vostra mente di viaggiare con l'immaginazione in questi racconti, potrete capire davvero che incredibile (ma dura) esperienza stiano facendo questi tre amici.
 LA REDAZIONE

Report di Enzo Pascalis su 3 giorni di pedalata in Patagonia:



A Cochrane troviamo la miglior sistemazione da quando siamo in sudamerica, una bellissima "cabaña" tutta per noi ci consente di cucinare finalmente un'ottimo piatto di spaghetti ( modestamente sono io il cuoco) e un'insalata per un reggimento di fanteria, non ne potevamo piu' di "aroz y papas".
La mattina ci svegliamo prestissimo per assemblare e controllare la meccanica delle nostre bici, le durissime salite e i numerosi sobbalzi mettono a dura prova le delicate parti che se si rompessero metterebbero fine al viaggio, da queste parti non si trova nulla. Lungo il mercorso sono dovuto intervenire piu¡ volte per regolare cambi e freni, stringere bulloni e sistemare i carichi, ma tutto sembra filare per il verso giusto. Si parte per il tratto piu' difficile del viaggio, per i prossimi 240 km non troveremo piu' nulla, ma abbiamo fatto una provvista piu' che sufficiente di alimenti, il ricordo della fame patita 6 anni fa a causa di informazioni errate che davano per certa la presenza di "tiendas". Lungo il percorso mi hanno lasciato il segno.
Primi chilometri di fondo sterrato sconnesso e pieno di "calaminas" ( onduline smontaossa ), prime salite e prime soste per tarature "psicofisiche". Il paesaggio e' completamente differente rispetto alla carrettera northe, questa parte e' ancora piu' selvaggia.
Pedaliamo per 8 ore con un estenuante su e giu', non c'e' un metro di pianura, per bere dalla borraccia devi necessariamente fermarti, le mani strette al manubrio sono ormai due appendici meccaniche trasferite dal tuo corpo alla bici.
Lungo il percorso mi fermo a salutare la donna, almeno credo che lo sia, che sei anni fa ci venne in soccorso offrendoci uova fesche e formaggio salvando me, Daniele e Sergio da una morte per fame.
Lei si ricorda di me, evidentemente devo essere l'ultima persona che si e' fermata a visitarla negli ultimi anni. Questa volta e' in compagnia di un uomo, o qualcosa di simile. Il loro aspetto e' orribile, visi scavati dalla fatica e sguardi segnati dall'isolamento, sporchi di fuori ma con anime candide e gentili dentro, non e' il sapone che rende le persone pulite. Una foto e un arrivederci alla prossima, loro ci augurano un buon viaje y suerte.
Altri venti chilometri e ci fermiamo a piantare le tende nel camping, ancora chiuso, dove incontrammo Luis, un ragazzo di Santiago che preparava la struttura in attesa del verano. Cuciniamo la "solita minestra" liofilizzata, calda e necessariamente buona, fa freddo e scende che e' una delizia, ma scende anche il "gato negro tinto". La notte si taglia legna, quest'angolo di patagonia era tranquillo sino a poco fa, ma la stanchezza e la posizione un po scomoda ti fanno scoprire di essere discendente di qualche animale che grugnisce. Siamo distanti da tutto, per centinaia di chilometri ci siamo solo noi e la foresta, di fronte a noi le montagne innevate dello Yelo Continental Northe e la meravigliosa Laguna Vargas. Domani si scende piu' a sud....Pirincho ci attende!

Sveglia prestissimo, fuori dalle tende e' veramente freddo e umido, ma per fortuna le avevamo montate sotto una tettoia. Facciamo colazione nel posto piu' bello del mondo, sotto alberi giganteschi con nello sfondo le cresteinnevate che trattengono i ghiacci eterni dello Hielo Continental Northe.
Ci beviamo almeno un litro di caffe' a testa, i nostri motori diesel hanno necessita' d'essere riscaldati per bene. La strada si snoda come un lunghissimo serpentone tra le foreste, ci sembra quasi di non faticare, ma la strada scende verso Caleta Tortel che sta sul Pacifico.
La goduria dei primi trenta chilometri, oltre ad averci offerto scenari inimmaginabili per la bellezza, illude sulla facilita' del percorso Alessandra e Roberto, ma ricordo che l'ultima volta mi ero trovato davanti un vero muro da superare, questo mi costringe a stemperare gli entusiasmi.
Ci troviamo davanti ad una montagna, la strada scende a destra ripida verso Caleta Tortel, ma sulla sinistra, nascosta dietro un costone roccioso, c'e' la prima vera salita del camino austral sur. Roby non vede l'ora di vincere questa asperita', mette un rapporto sbagliato e non riesce piu' ad andare avanti, piede a terra come i comuni mortali. L'inclinometro di Alessandra indica una pendenza del 18%, gia' estrama per una bici senza carico, ma noi ci stiamo tirando dietro 30 chili!
Quattro lunghissimi chilometri da mille metri ciascuno, contati ad uno ad uno, spingento i nostri carichi attraverso una gola profonda con uno stapiombo sulla sinistra da brividi. Pinochet aveva aperto questo varco con l'utilizzo della fanteria e del genio militare, ma il prezzo pagato e' stato caro, due cartelli in legno ricordano i poveri soldati precipitati giu' per il barranco con le loro camionette "la sangre de un soldado nunca ha sido derramado en vano", cosi' e' scritto in loro ricordo. 

   Scolliniamo sudati come caproni sardi, l'acqua che scende dai ghiacciai va a formare piccoli laghi che riflettono la montagna, una vera esplosione di natura incontaminata. La discesa verso Pierto Yungai e' ripidissima ma il fondo e' buono, rapidamente arriviamo all'imbarcadero. Troviamo ad accoglierci due soldatini dell'armada cilena, hanno vent'anni e stanno li sperduti e ontano centinaia di chilometri dal resto del mondo. Sono gentilissimi, ci offrono da bere del succo di frutta, ma il motivo c'e', hanno visto una "mujer hermosa" ovvero una bella ragazza (Alesssandra). C'e' da capirli, la fame rende morbido il ferro della catena, ma qui si tratta di materia ben piu' morbida! Uno dei due mi chiede se io e Ale siamo una "pareja" (coppia), io gli tolgo tutte le speranza dicendogli di si, mentre Roberto passa per essere il mio "primo de segundo grado" (cugino di secondo grado). Quando ci congediamo, coraggiosamente come si addice ai buoni soldati, il fante saluta Ale con un baciamani da fare invidia a un marchese, sicuramenti ha classe e un futuro, anche se poi abbiamo dovuto provvedere ad asciugare il dorso della manina con un asciugamano.
Attraversiamo il fiordo Mitchel in 45 minuti, dall'altra parte prosegue il camino austral per altri 98 chilometri. Riprendiamo a pedalare alla ricerca di un posto dove poter mettere le tende, lo troviamo dopo un decina di chilometri sulla riva di un fiume.
Mentre ci prepariamo le solite zuppe liofilizzate incomincia a piovere, dobbiamo stendere un telo fra le tende e ranicchiarci tutt'e tre in un metro quadro, ma alla fine riempiamo i nostri stomaci con quattro confezioni di queste schifezze che, a quanto riportato nelle indicazioni, dovrebbero sfamare ognuna 6 persone, insomma, ci siamo ingurgitati 24 porzioni in tre! Piove tutta la notte, ma per fortuna avevamo l'ultimo bricco di gato negro tinto, e con l'acqua e' incompatibile, dormiamo profondamente, almeno io e Roby. Ale e' sfortunata, beve acqua ed e' punita, il suo materassino si sgonfia a contatto con un chiodino che chissa' come, e' finito nella sua tenda, poverina, passa una notte da incubi.
Il mattino smette di piovere, ci prepariamo per percorrere gli ultimi 80 km finali, ma su questo trasferimento durissimo, dove Alessandra ha dato dimostrazione della sua forza psicologica e del suo grande coraggio, vi diro' piu' in la....hasta luego!

 Questo è il racconto  dell'ultima grande fatica..la piú dira della mia vita!!!  I chilometri hasta Villa O'Higgins sono 87 e non 80, e c'e' una bella differenza; se li fai in macchina non ci fai caso, ma in bici sono ben 7000 metri in piu! Durante le dure salite l'attivita' cerebrale e' intensissima, penso sempre a come si potrebbe generare energia per avanzare senza utilizzo di combustibili minerali, ma le mie scarse nozioni fisico-matematiche mi costringono a pedalare ed alimentare il mio motore con quel poco di "comida" che passa il convento francescano cileno. Ho provato anche a proporre uno scambio di mezzi con dei motociclisti italiani che viaggiavano con delle bmw adventure come la mia, ma sicuramente la sera sono piu' felice io di loro.
Partiamo consapevoli della difficolta' del percorso, leggo la relazione di viaggio del 2003 ai miei splendidi compañeros ciclistas, ma ometto di leggere la parte piu' spaventosa, dico che di salite ce ne solo una, ma in verita' sono ben tre, tutte toste con pendenze sopra il 18%, piu' volte ho la netta sensazione d'essere odiato. Piedi a terra e su per la prima "cuesta", prime maledizioni per i cambi che non sopportano gli strappi e si ammutinano. Roberto maledice la shimano, lui vorrebbe cambiare anche nelle situazioni piu' impossibili, ma poi deve arrendersi, credo che come collaudatore sulla tenuta estrema dei componenti ciclistici non ce ne di meglio.
Primo scollinamento fradici di sudore, eppure la temperatura e' prossima allo zero.
Alessandra viene su con un rapporto agilissimo, fa veramente tenerezza, rispetto alla massa del suo carico quasi scompare, mi sento "umiliato" dalla sua grande forza sia fisica che mentale.
Un'equazione si potrebbe sviluppare in questo modo: Enzo (o Roby) sta ad Ale come un elefante sta ad un topolino, ma con la differenza che il peso trascinato e' lo stesso. Credo che sia la prima italiana che percorre il camino austral senza mezzi di appoggio portandosi tutto il suo carico. All'imbarco aveva 50 chili di bagaglio totale, e lei ne pesa poco meno, per capire cosa significa c'e' solo un modo, provarlo! Di sicuro i suoi genitori l'hanno messa al mondo perfetta, ma si deve essere guastata negli ultimi tempi, ma spero non gli venga l'idea di curarsi.... Ci sciroppiamo le altre due salite, la concentrazione per superare la fatica ci impedisce di gustarci lo splendido paesaggio, anche la piu' piccola energia va risparmiata, almeno per me ed Ale, Roberto sembra pedalare al poetto, beato lui. Finalmente all'orizzonte, dietro un'ampia laguna (Lago Cisnes) si intravede Villa O'Higgins, sembra vicinissima, ma la laguna deve essere aggirata con un'ampia vuelta, ma sono gli ultimi 15 lunghi chilometri che percorriamo sotto una fitta foresta di faggi australi, attraversando un'ampio istmo tra due laghi.
Arriviamo trionfanti alla prima meta, un cartello che abbiamo sognato dall'esordio patagonico di Esquel ci accoglie con "bienvenidos a Villa O'Higgins".
Ora ci attende la parte piu' bella, dopo qualche giorno di descanzo attraverseremo la frontiera che non esiste, attraverso un passo tra Cile e Argentina su un sentiero. Ci sara' da guadare arroyos y rios, dovremmo bagnarci i piedi nelle fredde acque dei ghiacciai, ma El Chalten va raggiunta!

Hasta luego!

2^ PARTE......

 
 


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